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| No, non è (la) Madonna. É Adele. |
- Lei ti ha dato qualcosa che io non ho saputo dare
- Le cicatrici del tuo amore mi ricordano di noi
- Non ti farò avvicinare abbastanza per ferirmi
- Per me non è finita…
Suona familiare? Sono frasi (in ordine sparso) delle canzoni contenute nello stravendutissimo e osannatissimo album 21 della giovane cantante inglese Adele Laurie Blue Adkins, in arte Adele. Una ragazza che, a differenza di tanti starnazzatori sfornati in serie in questi anni in modi discutibili, è davvero talentuosa e ci incanta con una voce notevole. Il suo secondo lavoro discografico è indiscutibilmente apprezzabile, emozionante e sincero. Lo spunto di riflessione, in realtà, è abbastanza banale. Come il mondo dell’arte ci ha insegnato in oltre cent’anni di mercato, per essere semi-infallibili sul versante dell’apprezzamento del pubblico si va a colpire il nervo perennemente scoperto della gente: il cuore infranto, l’amore non corrisposto, i sogni traditi. L’unica reale garanzia di vendite, anche in questi tempi di crisi. Sia chiaro, nessuno pensa alla malafede: Adele ha 23 anni, l’età perfetta per vivere, metabolizzare e rielaborare i lutti sentimentali attraverso l’arte.
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| Like a Rolling in the deep |
È una giovane promessa della musica inglese e sta vivendo il suo più che meritato momento di gloria. Mi piace. E sicuramente sa di quello che canta (come i suoi autori, che magari “limano” com’è giusto qua e là). Quindi sgombriamo il campo da qualsivoglia preconcetto. La domanda è: quale arido insensibile bastardo può aver trattato tanto male un’incantevole ragazzina, tanto da ispirare
11 canzoni strappalacrime e inumidiscifazzoletti? La questione ce la poniamo oggi per Adele come in passato potevamo farla per qualsiasi altro/a interprete di canzoni spaccacuore, badate bene. È però una curiosità peculiare, dal momento che giornali e riviste la incensano e la mettono sul piedistallo della purezza fragile e innocente: davvero quest’individuo ha maltrattato la poverina in ogni modo descritto dalle sue canzoni, o l’ispirazione di Adele è tanto galoppante da farle declinare questa passione sfiorita in decine di modi diversi? Entro ancora di più nel merito: l’ascoltatore è portato a empatizzare con la cantante, rispecchiarsi nelle sue parole e singhiozzare a ritmo dei suoi gorgheggi.
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| Secondo me, vuole uno ben vestito. |
Beh, ma se la causa del fallimento della relazione fosse stata
lei? Non che ci sia nulla di male, eh. Se fosse però Adele ad essere, che so… noiosa, pedante, pignola, frigida, ossessiva, possessiva, gelosa nella vita di coppia? Per carità, le fosse andata bene sarebbe fidanzata e sconosciuta e noi non avremmo delle belle canzoni da ascoltare quando siamo tristi (ma anche no). E ve lo dice uno che è cresciuto adorando gli
Smiths (un po’ meno le derive narcisistiche di
Morrissey solista, però). Ma lì si capiva chiaramente che al protagonista delle canzoni i rapporti andavano male perché era un impedito sociale, segamentalista e insicuro cronico. E sul fatto che il mondo, là fuori, sia
brutto e
cattivo siamo tutti d’accordo.